domenica 24 maggio 2009

Lettera a Gianluigi Mario

Caro Gianluigi Mario,
le tue parole mi fanno schifo, mi fanno schifo semplicemente perché tu non sei altro, né più né meno, che lo specchio di me stesso.
Hai tutti i requisiti per fare schifo.
La tragedia è che i tuoi requisiti ce li ho anch’io e per questo mi faccio proprio schifo lo stesso modo.
Siamo sempre stati dei mediocri, abbiamo avuto sempre uno spiritaccio brillante che molti confondevano per intelligenza ma non lo era; uno spirito critico, demolitore, nient’altro.

Noi ci limitavamo a stare davanti al pc e basta. Poca serietà nello studio, inizio di varie attività senza poi riuscire a portarle a termine, ecc.
Proprio ieri, caro Gianluigi, ieri dovevo consegnare lo schema della tesina. Dovrò inventarmi qualcosa, sto a quota zero e manca meno di un mese all’esame.
Ed ora tu, altro acido, altro fallito, altro incapace, altro sfessato, sei disperato, sei disperato per le mie stesse ragioni, riconosci il tuo fallimento e ti distruggi perché credi di non avere un futuro.

NON sei un vero povero,
NON sei un vero benestante,
NON sei un vero sportivo,
NON sei un vero intellettuale,
NON sei un vero cattolico,
NON sei un vero studente,
NON sei un vero alternativo,
NON sei un vero artista;

Sei una nullità, un chiacchierone, un superficiale, un farfallone, uno che sa solo criticare e piangersi addosso, incapace di combinare un cazzo.
Finirai la scuola, passerai l’estate a Roma, a casa tua, a non fare niente (l’unica tua preoccupazione) e basta.

A quel punto ti troverai davanti a un bivio: o andrai a lavorare contraddicendoti e rimangiando tutto quel poco che avevi detto sul tuo futuro, aggrappandoti a un lavoro che non ti piace e poi comprandoti un’auto a rate.
Oppure ti segnerai all’università, senza sapere bene cosa vorresti studiare, finendo fuori corso senza aver concluso niente, sputando sul nome dell’Italia che non da opportunità.

E piano piano, il sogno di quel mondo, di quel mondo magnifico che è pulsare di vita, di sentimenti, di arte, quel mondo che è fatto di cose grandi, umane, belle, sincere, vere, di cose tue cazzo!
Il sogno di quel mondo dunque andrà affievolendosi in te sempre di più.
Addio giovinezza, addio sogni, addio speranze; le nostre strade non potranno più incontrarsi in questo futuro piatto.

Insomma scegli tu, e vattene a fanculo.
Giorgio

(Scritto prendendo (molto) spunto dalla canzone “Lettera a Mario” di Remo Remotti. Grazie Remo!!)

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