venerdì 31 luglio 2009

Mi piacerebbe…

Mi piacerebbe volare
ed andare lontano
senza poi ritornare,
son fatto così!

Fare qualcosa
e restare a guardare,
senza darlo a vedere,
salvare il mondo, chissà?

Incontrare qualcuno
in un giorno futuro
e ricordare le cose
che c'erano qui

E magari morire
senza avere paura
di aver perso qualcosa
in un lontano dì.

sabato 4 luglio 2009

La mia Stella

La notte è così piccola…

Dal mio letto guardo il cielo buio; m’innamorai della stella che vedevo tutte le notti e le diedi il tuo nome…

E scusami, oh Dio del Cielo, ma la rubai quella stella tempo fa:
l’ho piantata nel cortile di un palazzo abbandonato e ora c’è un grande albero luminoso, e tutti gli spiriti solitari del buio vengono qui e c’è gran festa tutte le notti…

C’è tanto rumore nella mia testa, tante idee, tante emozioni, tanti pensieri, ma poi apro gli occhi e sono solo…
Come quando la notte finisce e regna il silenzio intorno al mio grande albero luminoso, che è nato da te, che sei la mia stella e che mi hai rapito il cuore…

lunedì 8 giugno 2009

Non per fama, non per gloria, ma per la rossa aurora

Sarajevo, Bosnia, 28 giugno 1914.
C’era grande fermento per le strade: la colonna che accompagnava l’arciduca Francesco Ferdinando d’Este, erede al trono del grande Impero austro-ungarico, e sua moglie, la contessa Sophie Chotek percorreva le vie di Sarajevo, in visita alla città.
Alle ore 9.50 c’era grande confusione, tra sostenitori e curiosi nessuno si accorgeva di un gruppetto di ragazzi che si erano fermati all’angolo del corso Voivoda, sembravano persone normali, in realtà facevano parte del gruppo “Giovane Bosnia” e non si erano fermati lì per una pura coincidenza: erano armati di tutto punto, con pistole e bombe fornite dalla società segreta “Mano Nera”, pronti ad assassinare l’arciduca e chiunque glielo voleva impedire.
Alle 10.00 precise, da una taverna non molto lontana, uscì un ragazzo. Con passo svelto e con fare agitato stringeva, con la mano che aveva in tasca, una pistola semi-automatica con cui doveva sparare all’arciduca quando gli sarebbe passato davanti. Era uno studente pieno di speranze per la Bosnia, aveva solo 19 anni e si chiamava Gavrilo Princip.
Forse qualcuno del suo stesso gruppo, la “Giovane Bosnia”, lo incoraggiò anche, con una pacca sulla spalla e sussurrando “forza Gavrilo, dopo oggi gli invasori capiranno che la Bosnia dev’essere libera!”.

All’improvviso un’esplosione, poi gente che urlava scappando via e la macchina con a bordo l’arciduca e sua moglie illesi gli passarono davanti a tutta velocità.
”Evidentemente qualcuno del gruppo appostato all’inizio di corso Voivoda ha sbagliato il tiro della bomba a mano” pensò Gravilo “ormai è troppo tardi, meglio andarsene mischiandosi tra la folla”.
La macchina con l’arciduca e sua moglie andò verso il municipio, giusto il tempo per far sì che l’arciduca se la prenda con il sindaco per via dell’accoglienza ricevuta, poi tornò in dietro a prendere l’aiutante dell’erede al trono che era rimasto lievamente ferito.
Fu in quel momento che Gravilo Princip, mentre andava verso via Re Pietro, s’imbatté nell’auto con l’arciduca, che procedeva a passo d’uomo a causa della confusione procurata dall’esplosione.
La visuale era libera, il bersaglio era vicino, era un’occasione più unica che rara: dopo aver esitato Gavrilo s’armò di determinazione, tirò fuori la pistola, e sparò. Due spari. Colpì la contessa Sophie Chotek, moglie dell’arciduca, allo stomaco e colpì l’arciduca Francesco Ferdinando d’Este al collo.
I due morirono poco dopo, mentre le guardie saltavano addosso a Gavrilo, colpendolo e insultandolo prima di arrestarlo.

Il processo si tenne in ottobre, vennero processate venticinque persone tra esecutori e complici.
Gavrilo non venne condannato a morte perché per legge la pena capitale non poteva essere comminata ai minori di 21 anni, ma morì tre anni dopo, di tubercolosi, a causa del carcere duro.

L’attentato fu una scusa per far scoppiare la Prima Guerra Mondiale, in cui morirono milioni di persone.
Lo scopo dei “Giovani Bosniaci” però era un altro: liberare il loro paese dall’occupazione austro-ungarica grazie anche all’appoggio della Serbia, che doveva assumere il compito che ebbe il Piemonte per l’Italia e unire tutti i popoli della Iugoslavia, cosa che si realizzerà dopo la Seconda Guerra Mondiale sotto il sanguinoso regime comunista di Tito. Alla morte di Tito però la situazione diventerà instabile e negli anni ‘90 scoppieranno le guerre Iugoslave di cui ancora ricordo i servizi dei TG.
all’epoca però Princip e gli altri attentatori non avevano idea di cosa sarebbe successo in futuro, fecero l’attentato per il bene della Bosnia senza nemmeno immaginare i milioni di morti della Prima Guerra Mondiale.
Sacrificarono le loro vite per il futuro dei bosniaci e avevano dai 19 ai 23 anni. Erano eroi o terroristi?

E così un giorno sentì il mio compagno di banco insultare Gavrilo Princip dopo aver visto una sua foto sul libro di storia. Io feci finta di niente tornando a seguire la lezione annoiato, con la consapevolezza che non avrebbe capito il sacrificio di quel ragazzo che aveva la nostra età, un gesto che oggi sfido chiunque a fare, oggi che non ci sono più ideali, lotte ed eroi.
Forse fu irresponsabilità ma sicuramente il coraggio non gli mancava: aveva solo 19 anni, come me, e si era sacrificato per il futuro della bosnia…

domenica 24 maggio 2009

Lettera a Gianluigi Mario

Caro Gianluigi Mario,
le tue parole mi fanno schifo, mi fanno schifo semplicemente perché tu non sei altro, né più né meno, che lo specchio di me stesso.
Hai tutti i requisiti per fare schifo.
La tragedia è che i tuoi requisiti ce li ho anch’io e per questo mi faccio proprio schifo lo stesso modo.
Siamo sempre stati dei mediocri, abbiamo avuto sempre uno spiritaccio brillante che molti confondevano per intelligenza ma non lo era; uno spirito critico, demolitore, nient’altro.

Noi ci limitavamo a stare davanti al pc e basta. Poca serietà nello studio, inizio di varie attività senza poi riuscire a portarle a termine, ecc.
Proprio ieri, caro Gianluigi, ieri dovevo consegnare lo schema della tesina. Dovrò inventarmi qualcosa, sto a quota zero e manca meno di un mese all’esame.
Ed ora tu, altro acido, altro fallito, altro incapace, altro sfessato, sei disperato, sei disperato per le mie stesse ragioni, riconosci il tuo fallimento e ti distruggi perché credi di non avere un futuro.

NON sei un vero povero,
NON sei un vero benestante,
NON sei un vero sportivo,
NON sei un vero intellettuale,
NON sei un vero cattolico,
NON sei un vero studente,
NON sei un vero alternativo,
NON sei un vero artista;

Sei una nullità, un chiacchierone, un superficiale, un farfallone, uno che sa solo criticare e piangersi addosso, incapace di combinare un cazzo.
Finirai la scuola, passerai l’estate a Roma, a casa tua, a non fare niente (l’unica tua preoccupazione) e basta.

A quel punto ti troverai davanti a un bivio: o andrai a lavorare contraddicendoti e rimangiando tutto quel poco che avevi detto sul tuo futuro, aggrappandoti a un lavoro che non ti piace e poi comprandoti un’auto a rate.
Oppure ti segnerai all’università, senza sapere bene cosa vorresti studiare, finendo fuori corso senza aver concluso niente, sputando sul nome dell’Italia che non da opportunità.

E piano piano, il sogno di quel mondo, di quel mondo magnifico che è pulsare di vita, di sentimenti, di arte, quel mondo che è fatto di cose grandi, umane, belle, sincere, vere, di cose tue cazzo!
Il sogno di quel mondo dunque andrà affievolendosi in te sempre di più.
Addio giovinezza, addio sogni, addio speranze; le nostre strade non potranno più incontrarsi in questo futuro piatto.

Insomma scegli tu, e vattene a fanculo.
Giorgio

(Scritto prendendo (molto) spunto dalla canzone “Lettera a Mario” di Remo Remotti. Grazie Remo!!)

martedì 12 maggio 2009

Seeman

La mia barca naviga in un mare blu,
ma dove sto andando?!

E’ tutto così grande qui:
vago per i corridoi da solo; corridoi lunghi, silenziosi, infiniti…

E mi sento così solo, non conosco nessuno, le uniche persone che conosco corrono dietro a una sigaretta e a un drink…
E i camerieri tutti sorridenti ammiccano tra una corsa e un’altra, portando con loro il ricordo lontano di un paese e di persone che non vedono più…

La mia nave barcolla in un mare agitato,
affonderà?!

Si muove tutto e non riesco a stare fermo,
il mare infuriato urla al vento la sua rabbia,
e io mi sento così male…

Le onde sono alte: la luna è grande nel cielo e il mare cerca di raggiungerla, nella speranza di scappare via da qui e magari andare in un mondo lontano, più giusto e più leggero…

Ma io non sono un marinaio e quindi la mia barca spicca il volo, si alza piano piano e va in alto, abbandona l’acqua e la realtà e entra nell’aria e nel sogno…

Sempre fiera di volare in alto ma non troppo: chi vola troppo in alto infatti non vede terra e non sa più dove attraccare…

venerdì 3 aprile 2009

Dialogo della Follia e di un Carabiniere

-Signorina, è lei che va in giro a cantare a squarciagola?
-Oh si! Cantare, ballare, trallallà!
-Beh, la gente si lamenta e ha ragione…
-La gente, loro non sanno realmente cosa vogliono, dicono di vivere giorno per giorno…!
-E con questo?
-Dovrebbero provare a farlo realmente, a sentirsi vivi e liberi almeno per un istante!
-
E come? Cantando?
-Si, potrebbero cantare anche loro, magari una bella canzone improvvisata!
-Ma dice sul serio?!
-Certo! Dovrebbero almeno provarci!
-Perché mai?
-Cantare unisce e rende unici! Quando si sta zitti si è una massa informe, ma cantando la voce può spiccare e la gente unirsi!
-E’ una grossa contraddizione…
-E non lo è anche la vita?
-Ma la vita la prendiamo così com’è!
-Anche la musica possiamo prenderla così com’è!
-Non dica sciocchezze: la musica è un’unione di suoni e rumori ben studiata!
-Non è detto, la melodia può uscire da ognuno di noi da sola e già completa!
-E quindi la gente dovrebbe cantare…
-E non solo: dovrebbero seguire i sogni e lasciar perdere la realtà, che è solo una gabbia!
-I sogni non portano mai a nulla!
-I primi navigatori, loro seguivano una stella, qualcosa d’intangibile proprio come un sogno!
-Ma come può la gente seguire un sogno?
-Anche solo comminando per strada, proponendo in piazza le proprie qualità nascoste o azzardando il rischio di un bacio rubato…
-Non la capisco…
-Oh si che mi capisce! Lei conosce il periodo della vita dove si ci sente eterni e si ha voglia di strafare, proprio prima di diventare adulti, lo ha vissuto anche lei, mentre correva in macchina con la musica alta e credeva che tutto questo non sarebbe mai finito…
-Lei non mi conosce…
-Però ero con lei a cantare!
-Cosa vuole dire?
-Che la musica unisce e io cantando sempre sono ovunque!
-Ah già, dimenticavo le sue teorie sulla musica…

martedì 10 marzo 2009

Morire

La morte è l’unica cosa certa nella vita: si nasce e si muore.

A tutti capita di avere una strana voglia di morire, ma forse è solo voglia di cambiamento, se ci capitasse davvero di dover scegliere certamente sceglieremmo la vita (veri casi di suicidio a parte).

Io ho una grande paura del futuro: paura delle responsabilità, paura degli impegni, paura del mondo… Ho paura di non poter mai essere ME, di non poter mai essere LIBERO, di veder cambiare tante cose che vorrei non cambiassero MAI.
Il futuro non preannuncia niente di buono, non c’è futuro per nessuno forse, non c’è felicità al giorno d’oggi che sia vera e duratura; tutti noi siamo costretti a fare sacrifici, a dover rinunciare sempre a qualcosa, soprattutto a noi stessi.

Sono stufo, sono stufo e sono stufo di dover vedere, tutti i giorni, la gente che muore intorno a me, muore lentamente, ogni secondo di più. La gente non sorride più. La gente va sempre di fretta.
La vera morte è quella da vivi, quando non c’è speranza, quando non c’è più luce…
E c’è paura oggi, paura di non farcela ad arrivare a fine mese, paura della delinquenza, paura di dover vivere una vita mediocre in un mondo che non ha più niente da offrire, che è soffocato dall’uomo e che sta morendo…

Ma cos’è che ti può cambiare per sempre la vita, trovare l’amore vero? Trovare un tesoro di oro e gioielli? Trovare la propria giusta strada?
Forse questo può cambiarti, ma non cambia il mondo corrotto e in decadenza…

E così io a volte sogno la morte, sogno un sonno delicato che mi porti via da qui… Immaginarmi in una pozza del mio sangue color rubino mentre tutto ruota velocemente intorno a me, immaginare la propria morte violenta in un giorno in cui ti svegli come fai sempre, preparandoti ad uscire senza sapere che non tornerai a casa, immaginare cosa può sentire e pensare una persona che sa che la sua vita è finita e che sta morendo in pochi, ultimi, minuti… E magari immaginare la reazione delle persone che ti conoscono, immaginare il proprio funerale con magari una banda che suona “I Can't Help Falling In Love With You” con la bara che fa la sua piccola marcia trionfale portando in spalla te, la tua vita e tutti i tuoi sogni/illusioni…

Ma forse la morte è qualcosa di più, forse si smette semplicemente di esistere, come un sonno senza sogni che non finisce mai ma che non pesa perché semplicemente non esistiamo più…
Oppure trovarsi in un’altra dimensione, avvampare azzurri in uno spazio senza tempo, una vastità pari a quella dell’universo, in cui i volti lacerati della nostra memoria vengono soffiati via lungo corridoi di uragani…
O ritrovarsi come in una prigione di vetro a vedere il mondo da fantasmi e non poter fare niente mentre vediamo il dolore provocato dalla nostra morte, il tempo che passa, le persone che ci dimenticano, il nostro unico amore che s’innamora di un altro…
O forse la morte è sofferenza in questo mondo ma rinascita in un altro, e così ritrovarsi a volare alti in paradiso o trovarsi come una pura entità di energia e filare come vento sopra le montagne, camminare su un arcobaleno, dormire nella rugiada…

martedì 3 marzo 2009

One Hour Photo

E’ buio e quindi si presume che fa freddo. Considerazione abbastanza inutile, quanto basta per capire che la mia testa vaga di qua e di là.

Guardando vecchie foto di cui hai avuto nostalgia ti rendi conto di quanto passa il tempo. Si, perché il tempo passa minuto per minuto e sta andando avanti senza fermarsi mai e senza perdersi nessun secondo, nemmeno un attimo, va e basta e noi stiamo qui che non ce ne accorgiamo.

E quindi passano gli anni e noi cresciamo e cambiamo, tutto in modo completamente impercettibile.

E guardi le foto vecchie, sempre uguali, ma diverse. Le foto non invecchiano, anzi, invecchiano solo nella nostra mente, perché quell’attimo che hanno immortalato è eterno, è immortale appunto (immortalare = rendere immortale), e non può essere cancellato. Magari puoi eliminare la foto, ma quell’attimo è successo, fa parte della storia del mondo, la storia quotidiana, in continua evoluzione ma silenziosa perché non si studia a scuola perché è impossibile farlo, nessuno la conosce se non per sentito dire, ma esiste, e non interesserà al 99,99% della gente ma, a volte, un attimo di “storia quotidiana sconosciuta” può valere una vita intera.

Le foto possono raccontare questa storia, la rendono visibile e immortale, ma le cose cambiano. Un viso su una foto nella realtà non rimane sempre così ma  invecchia e la persona a sua volta cambia… Addirittura esistono un sacco di foto che a vederle ora non ci si riuscirebbe a credere!

Così, a volte, le foto possono dare tanta nostalgia, soprattutto se sono foto che già di per se ti davano nostalgia il domani dello stesso giorno in cui sono state scattate; ma possono anche stranirti o farti sorridere. Dipende.

 

Comunque io sono Giorgio e questo è il mio nuovo blog (dopo il casino successo su Windows Live spaces (hanno cambiato le impostazioni e ora è semplicemente orrendo!))